La musica può aumentare la produttività, basta individuare i brani adatti. La scienza ha individuato 5 tipologie di playlist che aumentano la concentrazione e che aiutano a lavorare meglio

Sono sempre di più i centri scientifici o i parchi tecnologici che diffondono nei loro spazi condivisi, laboratori o aree studio musica attraverso una radio personalizzata, con brani che aiutano la concentrazione.

Chi ascolta musica per concentrarsi dimostra maggiore produttività: ad affermarlo recenti studi che individuano nella sfera melodica lo strumento adeguato per incrementare le proprie performance personali e professionali.

Secondo la scienza, però, la musica per lavorare diventa efficace solo nel momento in cui si riesce a trovare una playlist adatta alle circostanze. I brani devono infatti stimolare le facoltà intellettive, massimizzando la resa e riducendo lo sforzo.

Quindi qual è la musica per lavorare meglio? Ecco i principali generi da scegliere per ottenere risultati più che soddisfacenti!

1. Musica classica: aumenta le performance intellettive e riduce l’ansia

La musica classica è quella più semplice da introdurre in alcuni settori, come ad esempio nei centri medici, ed è certamente la più gettonata. Secondo la teoria “Effetto Mozart” formulata nel 1993 da Gordon Shaw e Frances Rauscher, la musica classica aumenterebbe l’intelligenza di chi l’ascolta, ma aiuterebbe anche a calmare dall’ansia.

Per giungere a questa ipotesi i due ricercatori hanno diviso in 3 gruppi 36 studenti e li hanno sottoposti a differenti condizioni di ascolto: il primo ha sentito una sonata di Mozart, il secondo musica leggera e il terzo è rimasto immerso nel silenzio. Dopodiché tutti i partecipanti hanno eseguito un test di intelletto spazio-temporale, da cui è emerso che gli ascoltatori di Mozart avevano ottenuto 10 punti in più rispetto agli altri.

In seguito a ciò, sono stati effettuati diversi altri approfondimenti sui benefici della musica classica e sulla sua capacità di indurre stati d’animo positivi e si è scoperto che riduce l’ansia, soprattutto quella da… dentista!

2. Colonne sonore dei videogames: aumentano la concentrazione

Restando sempre in materia di musica per lavorare e concentrarsi meglio, diverse ricerche scientifiche affermano che le colonne sonore dei videogiochi possono ridurre ai minimi termini i problemi di distrazione. Questo dipenderebbe per lo più dal fatto che la selezione musicale dei video games è spesso composta in modo strategico proprio per isolare il giocatore dal mondo esterno e farlo concentrare sul gioco.

A conferma di ciò, c’è per esempio la ricerca condotta dal professore di psicologia Siu-Lan Tan e dai suoi colleghi John Baxa e Matt Spackman che, analizzando le prestazioni dei player del gioco “Twilight Princess (Legend of Zelda)”, si sono accorti di come i migliori risultati arrivassero da coloro i quali mantenevano il volume acceso.

Certo questo genere di musica incide in modo diverso da persona a persona, ma è comunque interessante sapere che anche tali colonne sonore possono influire sulle facoltà psichiche di concentrazione, soprattutto in soggetti giovani e con una spiccata preparazione tecnologica.

3. Canzoni energetiche: aumentano la concentrazione durante lo sforzo fisico

Ormai è prassi vedere molti atleti ascoltare delle canzoni con le cuffie prima di una prestazione sia indoor che outdoor per caricarsi di energia.

Il professore della Kellog School of Management Derek Rucker e i tre suoi colleghi Loran Nordgren, Li Huang e Adam Galinsky, hanno cercato di individuare la correlazione tra pezzi sentiti e attività svolte. Grazie alle loro valutazioni, hanno poi potuto stabilire che per raggiungere i migliori risultati in ambiti competitivi e stressanti servirebbero brani energici. Una ricerca che anni ha indotto gli organizzatori della Maratona di New York a vietare agli atleti professionisti l’utilizzo di cuffiette per l’ascolto della musica!  

Nei centri sportivi o centri fitness è sempre più diffusa l’abitudine di selezionare le playlist delle radio personalizzate in funzione delle tipologie di corsi e del pubblico che li frequenta, così da orientare la prestazione e la soddisfazione dei clienti.

4. Brani strumentali: aumentano la focalizzazione sul lavoro

Un recente studio condotto da Carol A. Smith e Larry W. Morris della Middle Tennessee State University ha rivelato che i soggetti adulti sono meglio disposti a svolgere i propri compiti se hanno come sottofondo della musica strumentale. Ma non solo. Gli stessi otterrebbero di più rispetto a coloro i quali optano in favore di canzoni composte anche da testo.

Questo per il semplice fatto che i brani con le parole hanno di default il potere di distrarre maggiormente.

5. Pezzi che fanno sentire bene

Studi scientifici hanno rivelato che quando si è sopraffatti dai progetti da gestire, quando si ha la percezione di essere intrappolati in una certa mansione o quando non si viene a capo di un ragionamento complesso, il rimedio migliore per non perdere la produttività risulta essere quello di ascoltare delle canzoni che fanno sentire bene.

Scientificamente parlando, infatti, una musica piacevole aumenterebbe i livelli di dopamina rilasciati dal cervello, generando emozione, eccitazione e migliori prestazioni.

Questo si rivela particolarmente utile sui posti di lavoro particolarmente stressanti dove i ritmi sono importante.

Una novità: suoni della natura, perfetti negli uffici

Tra i molti tipi di musica per concentrarsi i suoni della natura occupano da tempo un loro posto d’onore e sono sempre di più i luoghi di lavoro che li stanno adottando in alcune aree, soprattutto negli open space.

Secondo i dati ricavati da The Journal of the Acoustical Society of America, tali rumori migliorano il funzionamento cognitivo, ottimizzano la capacità di concentrazione e aumentano i livelli di soddisfazione.

Per la suddetta ricerca, rientrano in questa categoria le onde che si infrangono, il cinguettio degli uccelli o lo scroscio dell’acqua: suoni che funzionerebbero proprio come quelli del cosiddetto “rumore bianco”, utilizzato negli uffici come sistema di mascheramento sonoro.