Dopo aver scoperto chi ha inventato la radio e accennato ai presupposti scientifici alla base di questa invenzione, cerchiamo di capire perché questa invenzione risultò così rivoluzionaria.

La radio di colpo accorciò le distanze tra le persone: con questa invenzione un americano a New York poteva mandare un messaggio a un amico o ad un parente a Roma, in Italia.

La radio come strumento per comunicare da un capo all’altro del mondo

Inizialmente l’uso della radio fu accomunato a quello del telefono, dunque uno strumento per comunicare con le singole persone. Il numero degli appassionati di questo mezzo, ovvero i radioamatori, crebbe in maniera esponenziale. Erano in tanti a costruire da sé gli apparecchi per trasmettere e per ricevere. Furono proprio loro i principali fruitori delle trasmissioni radiofoniche, ma quando gli Stati Uniti entrarono nel conflitto mondiale, nel 1917, la comunicazione amatoriale venne abolita per lasciare spazio sulle frequenze, alle comunicazioni militari.

La radio come strumento di guerra

Il primo esperimento in ambito militare si deve all’esercito tedesco nel 1906, durante la rivolta degli Herero nell’Africa sud-orientale, nell’area a cui oggi corrisponde la Namibia. Tuttavia la prima applicazione militare della radio (o meglio della radiotelegrafia) fu durante la guerra italo-turca, meglio conosciuta come guerra di Libia.

Durante questo conflitto l’Arma del Genio implementò il primo servizio regolare di radiotelegrafia campale su larga scala. Le stazioni radio si rivelarono strategiche fin dai primi sbarchi, per i collegamenti con la flotta e i con i servizi logistici. A capo della Compagnia per la radiotelegrafia di Tripoli c’è il Tenente Luigi Sacco, che arriva in Libia, il 9 ottobre 1911, dopo l’inizio del conflitto ovvero il 29 settembre dello stesso anno.

Il 16 dicembre lo stesso Guglielmo Marconi si reca a Tripoli per effettuare, con il Gen. Carlo Caneva, Comandante della spedizione italiana, una serie di esperimenti di trasmissione radio, utilizzando un semplice filo disteso sulla sabbia come un’antenna. Nei mesi successivi, affidandosi ai cammelli per il trasporto delle stazioni radio, vengono installate altre postazioni a Misurata, Sirte e Misda e così via a mano a mano che vengono occupati nuovi territori.

Tuttavia sebbene la radio acquistò credibilità presso il mondo bellico per velocizzare le comunicazioni, mise in evidenza anche un suo punto debole, ovvero la possibilità di ‘intercettare’ le comunicazioni.

La crittografia nella Grande Guerra

Cos’è la crittografia? Dal greco kryptós, “nascosto” e graphía “scrittura” è un una branca della crittologia che si occupa dei metodi per rendere un messaggio ‘non comprensibile’ ad una o più persone non autorizzate a leggerlo, garantendo così, il requisito di confidenzialità o riservatezza del messaggio stesso.

I primi a rendersi conto dell’esigenza di utilizzare la crittografia nelle comunicazioni militari, furono i Francesi che allo scoppio della prima guerra mondiale, disponevano già di un ben organizzato ed efficiente ‘ufficio cifra’ presso l’esercito. Sotto la guida del Col. Cartier e dal Cap. Olivari i crittanalisti francesi già nel 1914, erano in grado di decrittare i messaggi radio tedeschi. Tra i più famosi crittanalisti d’oltralpe, ricordiamo il professore di paleontologia Georges Painvin, che nel 1918 riuscì a decrittare molti messaggi cifrati con la cifra ADFGVX tra i quali il famoso radiogramma della vittoria.

Altrettanto ben preparati in materia erano gli Austriaci, mentre assolutamente impreparati risultarono i Russi che non ponevano alcuna attenzione nel cifrare i loro messaggi radio, tanto che nella battaglia di Tannenberg nell’agosto 1914, persino i loro ordini operativi venivano trasmessi in chiaro facilitando e di molto, la controffensiva tedesca.

Italiani impreparati

Alle prime armi in campo crittologico anche gli Italiani. I nostri militari in un primo tempo dovettero infatti affidarsi all’ufficio cifra francese e solo in un secondo tempo, proprio sotto la guida del Tenente Luigi Sacco, fu costituito un ufficio cifra autonomo.

Luigi Sacco è stato l’autore nel 1925, del ‘Manuale di Crittografia’, nato come una guida interna per crittografi e crittanalisti dell’esercito italiano e considerato un classico della crittografia classica. Dopo una serie di ripubblicazioni, l’opera ebbe talmente successo che nel 1951 fu pubblicata a Parigi (da Payot) la traduzione in francese, che permise la diffusione del manuale in tutta Europa.